Randagismo e animali da affezione

Due strutture ricettive (viale dei picciotti e via tiro a segno) con più di 500 cani complessivamente e con circa 9000 cani sul territorio. La legge 281/91 per la tutela e il benessere animale, contenuta nella L.R. 16/2006 e nel successivo Regolamento di attuazione, stabilisce che il sindaco è tenuto a garantire il benessere dell’animale accalappiato nel suo Comune. Il primo cittadino, quindi DEVE tutelare il cane in qualche modo, anche affidandolo ad una struttura di accoglienza, ad un canile convenzionato accertandosi delle condizioni in cui versi il canile stesso.

Purtroppo, a Palermo, non esistono strutture di accoglienza supplementari o convenzionate e quindi i cani randagi vengono lasciati lì dove sono dal Comune (se stanno in “buone” condizioni, ossia ancora “interi”) o vengono tolti dalla strada e soccorsi dai volontari delle associazioni animaliste. L’intervento dei volontari è spesso un rischio, sia per i volontari stessi che per i cani (o gatti), dal momento che le azioni di recupero e salvataggio avvengono spesso di notte e su strade trafficate.

Un rischio del genere non ha motivo di esistere, soprattutto in presenza di una legge che prevede l’accalappiamento dei cani randagi da parte del Comune e quindi da parte di personale qualificato o quanto meno autorizzato. Il personale del canile (che fa parte della Reset, ex Gesip) c’è ma non può operare per mancanza di assicurazione lavorativa. Il mio programma per quel riguarda il randagismo e gli animali da affezione è la creazione di nuovi spazi da utilizzare come stallo per evitare il sovraffollamento di canile e strutture convenzionate, assumere i volontari dandogli, attraverso un corso professionale, la possibilità di saper prestare primo soccorso ad animali (soprattutto cani e gatti) incidentati o in pericolo di vita e di svolgere alcune operazioni di base dei veterinari (come per esempio la microchippatura).

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